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pubblicata da 8 anni, il 5 aprile 2011 (martedì) alle 10:18

La differenza tra "edilizia convenzionata agevolata" e "case popolari"

Categoria: Segnalazione Bandi

Catalano: "L’obiettivo della cosiddetta edilizia residenziale convenzionale agevolata è appunto di agevolare la disponibilità della casa a chi, pur disponendo di un reddito, non è in grado di affrontare i prezzi del mercato".

PESARO - La bozza del bando per l’assegnazione di 19 alloggi, in corso di realizzazione nella zona Peep di Pozzo Alto, non riguarda le “case popolari”, ma rientra nelle politiche abitative per il sostegno delle persone a reddito medio basso, che comunque dispongono di un reddito, requisito primo per accedere al bando.

Il numero di questi cittadini, che non sono poveri al punto da entrare nelle competenze dei servizi sociali e non sono abbastanza ricchi da potersi cimentare con il mercato, si sta ampliando sempre di più, spingendo l’Amministrazione comunale a lavorare per dare loro una risposta. L’obiettivo è di agevolare la disponibilità della casa a chi, pur disponendo di un reddito, non è in grado di affrontare i prezzi del mercato,  e a causa di ciò rischia di cadere nella fascia della povertà o di non riuscire a progettare la formazione di una famiglia.

Il percorso per raggiungere questo obiettivo si chiama edilizia residenziale convenzionata agevolata, può comprendere il recupero di fabbricati esistenti o la realizzazione di nuovi alloggi, è finanziata con una quota di contributi pubblici a parziale carico dello Stato e la restante a carico dei soggetti attuatori (cooperative edilizie e  imprese).

Gli alloggi possono essere alienati a prezzo agevolato o concessi in locazione in base ad appositi bandi comunali (social housing). La locazione a canone moderato (euro 220/350 mensili, nel caso di Pesaro) prevede contratti che obbediscono a criteri stabiliti dalla Regione e dal Comune e richiede garanzie di solvibilità.

Tutto ciò non ha nulla a che vedere con l’edilizia residenziale sovvenzionata realizzata con contributi pubblici a totale carico dello Stato, gestita solitamente dall’Erap (ex istituto autonomo per le case popolare), da concedere in locazione in base alle graduatorie comunali (euro 50/100 mensili), con  l’obiettivo di dare una casa a chi non ha un reddito sufficiente o non ha reddito del tutto.

Solo alle case costruite in regime di edilizia sovvenzionata si dà comunemente il nome di case popolari. Utilizzare questo termine per indicare altri aspetti, importanti ma non gravati dell’emergenza che caratterizza la povertà conclamata, è un comportamento fuorviante dal punto di vista della correttezza informativa.

Giuseppina Catalano
Vicesindaco con delega alle Politiche della famiglia, della casa e degli anziani

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