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lunedì 20 agosto 2018
pubblicata da 7 anni, il 25 giugno 2011 (sabato) alle 11:11

Galeone al largo della spiaggia di Levante: idee per la valorizzazione

Il Comune ha 108mila euro per la caratterizzazione e lo studio specifico dell’intervento che non danneggi il relitto. In più ci sono 228mila euro per gli stralci degli interventi sulle scogliere. Immersione di Tarcisio Porto al largo della spiaggia di Levante. Il nodo scogliere e l’idea del sito da valorizzare.

www.subtridente.it

Lo staff della Sub Tridente con Tarcisio Porto

PESARO – L’aveva annunciato in consiglio provinciale e ha mantenuto le promesse. Da sub navigato, con bombole, muta e pinne l’assessore provinciale all'Ambiente Tarcisio Porto ha guidato questa mattina la piccola pattuglia della Sub Tridente che è tornata, dopo anni, sulle tracce dell’antico galeone al largo della spiaggia di Levante, sotto la scogliera numero sei di bagni Giuseppe. Sul sito archeologico c’è il vincolo della Soprintendenza. E il nodo dei lavori sulle scogliere frangiflutti, necessari per impedire l’erosione, risulta da tempo difficile da sciogliere.

L’assessore sub, però, ha un’idea: «Ho fatto il punto della situazione con l’assessore comunale Rito Briglia. Il Comune ha 108mila euro per la caratterizzazione e lo studio specifico dell’intervento che non danneggi il relitto. In più ci sono 228mila euro per gli stralci degli interventi sulle scogliere. Voglio capire, però, se il galeone può essere visto non solo come un ostacolo ma anche come una sorta di palestra per archeo-sub. Vediamo se ci sono i margini per valorizzarlo, nel senso di farlo diventare un punto di specializzazione della subacquea». L’idea del sito archeo-sub prevederebbe, nei fatti, «il coinvolgimento del volontariato e della Sub Tridente. In tal modo, le risorse impiegate per la caratterizzazione sarebbero molto meno rispetto…».

Il mare è torbido e il manipolo che si immerge riesce solo ad arrivare alle ordinate che sostengono il fasciame laterale. Nessuna sorpresa o ritrovamento di nuovi reperti da segnalare alla Soprintendenza. «Ma ci basta – evidenzia il presidente della Sub Tridente Maurizio Tonelli -. E’ una grande giornata che rientra nelle iniziative di sensibilizzazione alla biodiversità portate avanti con la Provincia. E dal prossimo anno vogliamo coinvolgere anche le scuole…».

Un po' di storia. Fu il giornalista de “Il Resto del Carlino” Sauro Brigidi a battezzare, con un pizzico di fantasia, “galeone” il relitto sommerso rinvenuto a Pesaro nell'estate del 1978. Il veliero giace a ridosso di una delle scogliere frangiflutti su un fondale di sabbia a circa 200 metri dalla spiaggia di levante di Pesaro ad una profondità di circa 3-4 metri. Il ritrovamento, effettuato nel 1978 da due subacquei del Sub Tridente di Pesaro, Franco Semenza ed Enrico Giunti, avvenne casualmente a seguito dell'erosione del fondo marino causata dalla posa dei massi delle scogliere frangiflutti. La prima, se pur approssimativa, collocazione storica del relitto fu possibile in seguito al ritrovamento e successivo recupero di alcuni oggetti di bordo e, in particolare, delle armi (fucili e cannoni). Una prima ricerca storica permise di formulare una ipotesi di identificazione della nazionalità dello scafo, basandosi su quanto riportato da Domenico Bonanimi nella sua “Cronaca” cittadina della seconda metà del Settecento. In questa il Bonamini riferiva la notizia di uno scontro navale, avvenuto nelle acque antistanti Pesaro alla fine del Settecento, fra una nave austriaca e una francese, che tentava di conquistare la nostra città, nel quadro delle guerre napoleoniche. Nel periodo agosto-novembre 1978 furono effettuate, dai sommozzatori del Sub Tridente, quotidiane immersioni che permisero di tenere costantemente sotto controllo l'evoluzione dell'azione erosiva delle correnti; recuperare prontamente i reperti che affioravano dal fondo marino per sottrarli alla possibile asportazione; realizzare sulla zona un reticolo subacqueo per effettuare la misurazione delle parti dello scafo e riportare tutto quanto rinvenuto sott'acqua in un grafico in scala. Tutto questo in piena collaborazione con l'Autorità Marittima e la Sopraintendenza Archeologica delle Marche. Un’operazione completa di scavo non fu possibile in quel periodo data la necessità di percorrere l’iter burocratico per l’ottenimento di una concessione di scavo dal Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. Si perse, pertanto, l’occasione più favorevole perché, con il passare del tempo, il mare ricoprì nuovamente il relitto con uno strato di sabbia di circa 1 metro - 1 metro e mezzo, rendendo più complicate e costose le operazioni di recupero, fino a quel momento effettuate dal Sub Tridente di Pesaro senza alcun contributo. Il restauro conservativo di parte dei reperti fu possibile solo dopo alcuni anni dal recupero grazie alla concessione di un finanziamento da parte del Ministero dei Beni Culturali e Ambientali. I lavori sono stati eseguiti dal restauratore Giovanni Morigi sotto la direzione della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici delle Marche.

[Dossier approfondito sul sito web di Sub Tridente]

[Video a cura di VideoProvincia]

Fonte: Ufficio Stampa Provincia di Pesaro-Urbino

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