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lunedì 18 febbraio 2019
pubblicata da 6 anni, il 22 marzo 2013 (venerdì) alle 09:56

In aumento le donne che si rivolgono al Centro antiviolenza

Categoria: Provincia

Nel 2012, le donne che si sono rivolte al Centro antiviolenza provinciale sono state 71, con un incremento dell’11% rispetto al 2011. Di queste, 52 stanno intraprendendo un percorso di uscita dalla violenza.

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PESARO – “Noto con soddisfazione che da un po’ di tempo, nella nostra comunità, c’è una crescente attenzione ai temi legati al contrasto alla violenza di genere, con iniziative di istituzioni e associazioni. Le violenze che le donne subiscono, che rappresentano una violazione dei fondamentali diritti umani, non sono solo sessuali ma costitute da ogni sopruso di tipo fisico, psicologico, economico. Nella maggior parte sono atti di violenza domestica, nell’ambito di rapporti famigliari ed affettivi, da parte di partner con una concezione proprietaria della donna. E non si tratta solo di persone che agiscono in preda ad un raptus, o di sconosciuti e stranieri, come spesso si tende a pensare”. E’ quanto afferma l’assessore provinciale alle Pari opportunità Daniela Ciaroni che, nell’evidenziare come spesso la paura impedisca alle donne di denunciare i soprusi, sottolinea come si stia però facendo strada una nuova consapevolezza, grazie anche al lavoro svolto dalla Provincia con il Centro Antiviolenza “Parla con noi” istituito nel 2009 (grazie ai fondi della legge regionale 32/08 e al finanziamento del Dipartimento Pari Opportunità) e all’attività della “rete antiviolenza” provinciale istituita nel 2008, ancor prima della nascita del Centro.

Nel 2012, le donne che si sono rivolte al Centro antiviolenza provinciale sono state 71, con un incremento dell’11% rispetto al 2011. Di queste, 52 stanno intraprendendo un percorso di uscita dalla violenza. “Oltre ad evidenziare un drammatico aumento dei casi di violenza – dice Daniela Ciaroni – i dati testimoniano la validità di quanto messo in atto finora dal Centro antiviolenza e dalla “rete”, incoraggiando la denuncia da parte delle vittime. Il nostro lavoro è, infatti, incessante e quotidiano, cercando di combattere la violenza da più fronti: formazione sempre più specifica degli operatori; stipula di protocolli di lavoro con forze dell’ordine, servizi sanitari, enti locali per dare alle donne risposte sempre più concrete ed incisive; attività di informazione sul territorio. Al riguardo, con la campagna di incontri ‘Non sei Sola’, stiamo cercando di  ‘avvicinare’ il Centro antiviolenza a quelle donne e a quei luoghi che, per lontananza geografica o culturale, lo vedono difficilmente raggiungibile, mentre con la campagna nelle scuole superiori "Insieme contro la violenza" rappresentiamo ai ragazzi la violenza di genere come violazione dei diritti fondamentali dell'individuo, per farli riflettere su comportamenti e atteggiamenti, anche apparentemente irrilevanti, che finiscono per legittimarla”.

Importante è il lavoro che i Comuni più grandi della provincia stanno svolgendo: Pesaro impegnato nell'apertura di una Casa regionale di prima emergenza per le donne che devono essere allontanate con urgenza dal proprio domicilio per questioni di sicurezza, Fano con l'attività del Centro documentazione delle donne, azioni che possono essere da stimolo per altri enti locali. “Ma è di fondamentale importanza che tutti i  soggetti  impegnati su questo versante condividano gli obiettivi e le strategie, consolidando il lavoro di ‘rete’, agendo tutti con personale qualificato, migliorando i flussi di informazione e, soprattutto, concertando le attività per evitare sovrapposizioni. Questo per rendere più efficaci e competenti gli interventi e più incisiva la comunicazione su tutto il territorio, ottimizzando le poche risorse economiche disponibili, lavorando per rendere possibile, come accaduto in passato, la realizzazione di progetti attraverso finanziamenti regionali, ministeriali o altre fonti. Il ruolo di ogni soggetto della rete rimane necessario e insostituibile: secondo le proprie competenze, enti locali, servizi sanitari, ospedali, Questura, Prefettura, Carabinieri, dovrebbero far conoscere i propri servizi e sensibilizzare i cittadini sulla gravità del fenomeno, anche nel nostro apparentemente tranquillo territorio. Allo stesso tempo ciascuno dovrebbe essere in grado di sviluppare strategie operative in un’ottica di sussidiarietà e collaborazione. Questo significa, nel contesto economico in cui ci troviamo, poter garantire risposte articolate e credibili per le vittime e soprattutto sostenibili nel tempo, rendendo la ‘rete’ un riferimento per tutti coloro (associazioni, volontariato o altre istituzioni) che sentano la responsabilità di impegnarsi a pieno titolo in azioni di contrasto alla violenza”.

Fonte: Ufficio Stampa Provincia di Pesaro-Urbino

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