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venerdì 5 giugno 2020
pubblicata da 8 anni, il 1 febbraio 2012 (mercoledì) alle 17:30

Riassetto istituzionale e nuove Province: serve riforma complessiva

Categoria: Provincia, Regione

Matteo Ricci, presidente Cal Marche: «Sul riordino degli assetti istituzionali, sulle nuove Province e sul trasferimento delle competenze bisogna ragionare con calma, aspettando la legge nazionale e l’evoluzione del dibattito parlamentare. Altrimenti rischiamo di generare effetti controproducenti per i territori».

cal-marche

ANCONA – Matteo Ricci, presidente del Consiglio autonomie locali delle Marche, ha inviato il 1° febbraio in conferenza stampa un segnale alla Regione, con la quale «c’è sempre stata grande sinergia e collaborazione positiva su questioni fondamentali per gli enti locali, dalla regionalizzazione del patto di stabilità alla concertazione sui bilanci di previsione». Ora è necessario non affrettare il passo, evitando fughe in avanti.

«Gli enti locali – ha detto Ricci – sono stretti nella morsa dei tagli continui e del patto di stabilità. A ciò si aggiungono cambiamenti istituzionali che ancora non hanno una logica compiuta, in primis sul tema della Province. Se non affrontata con approccio razionale, la questione rischia di creare un caos istituzionale che va a svantaggio dei territori». Il decreto salva Italia prevede il passaggio delle amministrazioni provinciali ad enti di secondo livello, eletti indirettamente dai consigli comunali. Con un ruolo di solo coordinamento, e non di gestione delle funzioni. E l’articolo 23, quello più controverso, rimanda a una nuova legge statale e regionale il riordino complessivo delle funzioni.  Di qui l’ appello del presidente alla Regione: «E’ fondamentale affrontare un ragionamento complessivo sul riassetto istituzionale. Aspettando la proposta di legge parlamentare e lavorando in parallelo».

Proprio per questo, il 24 febbraio, il Cal organizzerà ad Ancona una giornata di studio e approfondimento, insieme agli amministratori regionali, locali e ai parlamentari che nella commissione istituzionale si stanno confrontando sulla nuova legge relativa al riordino istituzionale (tra gli altri interverranno Donato Bruno, Oriano Giovanelli, Mauro Libè, Alessandro Sterpa, Vittoriano Solazzi e Gian Mario Spacca). E’ il momento per ragionare su chi fa che cosa, tra Stato, Regione, Province e Comuni. Il problema, in Italia, è che tutti si occupano di tutto.

Dunque, secondo Ricci, «vanno evitati doppioni per consentire agli enti locali, che vivono in un momento storico complesso, di provare a fare meglio con meno». La sfida futura della politica, per Ricci, si articolerà su questi binari e quindi «ci vuole una riforma complessiva dell’apparato statale. A partire dal parlamento: può essere l’occasione giusta per porre fine al bicameralismo perfetto e ridurre i parlamentari». Sui territori, la riorganizzazione dovrà consentire, per il presidente del Cal, «il mantenimento del ruolo di area vaste per le nuove Province».

Le attuali posizioni in campo: «C’è chi spinge per la soppressione delle amministrazioni provinciali e la loro cancellazione dalla Costituzione. E questa è la posizione del Governo. In parlamento, tra le forze politiche, il ragionamento che sta prevalendo è invece quello di non contrastare il decreto legge, ma riempirlo di contenuti e senso istituzionale. Ragionando sulle nuove Province, nei termini di un buon ente di secondo livello». Due le impostazioni principali: «Da un lato . continua Ricci - c’è chi vuole le Province regionali. Ossia tutte le competenze passano alle Regioni che poi le rioorganizzano sul territorio. Dall’altro, c’è chi pensa, invece, alle province comunali, che continuano a gestire funzioni di area vasta. Mi riferisco a lavoro, scuole, strade, energia, rifiuti. Competenze per cui l’ente intermedio è insostituibile e che dovranno essere, sostanzialmente, gestite dai Comuni, mantenendo il potere decisionale sui territori».

Matteo Ricci sposa pienamente l’ultima tesi, per questo motivo: «L’idea delle Province regionali rischia di centralizzare a livello regionale. E la centralizzazione, a livello di gestione, a mio parere crea maggiore inefficienza.  Le Province servono, in una Regione dalla connotazione plurale come la nostra, anche per la governance politica e per evitare tensioni che disgregano. Le Regioni sono nate per fare leggi, programmare e non per gestire, salvo nella competenza specifica della sanità. Se la gestione non rimane nei territori, si corre il pericolo di compromettere il principio di sussidiarietà. Quando sarà chiara la discussione nazionale sul tema, si potrà agire per la normativa regionale di completamento, con la concertazione tra Regione e Cal. In questo scenario, abbiamo bisogno di rafforzare i Comuni e il loro associazionismo. E le Comunità montane andrebbero trasformate in Unioni di Comuni montani, con il trasferimento di funzioni associate. C’è una proposta di legge regionale che invece tende a diminuire le loro competenze a vantaggio dell’Assam: sbagliato, perché se si vuole realmente razionalizzare ed evitare sprechi, vanno abrogati  tutti gli altri enti come gli Aato, i Consorzi, le Agenzie. Paradossale abolire o svuotare le Province e rafforzare poi tutti gli altri organismi che in una logica di autentica riorganizzazione sarebbero i primi a dover scomparire. Le leggi nazionali e regionali dovrebbero aiutare i Comuni a mettersi insieme per bacini omogenei e rafforzare i servizi. Laddove possibile anche sperimentare fusioni di Comuni…». [Video]

Fonte: Ufficio Stampa Consiglio autonomie locali Marche

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